giovedì 22 gennaio 2026

Esercizio di scrittura creativa...

Esercizio di scrittura creativa...
Gennaio dal punto di vista di un albero di Natale che sta per essere riposto nello scatolone. Cosa pensa, cosa vede...
È un animo stucchevole ,gentile o al contrario un vecchio cinico ed esausto albero di Natale?

Si sono dimenticati di accendermi le lucette stasera. Non che mi dia fastidio un po’ di tranquillità: tutto quell'accendersi e spegnersi
intermittente per ore mi fa girare un po’ la testa e le palle. Quest'anno mi hanno riempito di palle: argentate, gialle, verdi, bianche, rosa! Fiocchi rossi, lucette colorate... hanno veramente esagerato con la cafonaggine.
E mi hanno addobbato praticamente solo davanti, per poi spingermi in un angolo. Dietro mi si vede tutto.
E vogliamo parlare del puntale? Me l'hanno ficcato in cima, pende tutto da un lato, mi stringe gli aghi e continua a perdere porporina. Ogni volta che qualcuno mi passa a fianco sfiorandomi, dal puntale scende una
nuvola dorata. Se potessi, starnutirei brillantini. Ma dove siamo, a Las Vegas?
Nessuno sembra più notarmi da qualche giorno, nessuno fa più caso alla mia presenza. Credo sia arrivato quel momento, ormai sono
invisibile. Certo, come possa passare inosservato visto che ho un fiocco
dorato gigante attaccato dietro e un puntale ficcato in testa, non lo so…
È caduta a terra una pallina rossa l'altro giorno; nessuno se n'è accorto.
La vedo, è sotto al mobile, non credo che qualcuno la cercherà.
Funziona così, tutti gli anni: prima sono tutti gasati ed entusiasti di
avermi in giro e poi…
Non hanno acceso le lucette stasera, tra qualche giorno mi infileranno in
uno scatolone. Finisce sempre così.

Credo sia giunto quel momento, non mancherà molto; ho notato le loro espressioni e li ho sentiti bisbigliare. Mi vedo allo specchio: sono ricoperto di brillantini, pendo da un lato e sono anche più spelacchiato dell'anno scorso. Sembro un vecchio ubriaco appena uscito dal casinò.
Mi farei un whisky prima di uscire di scena.
Eccolo lo scatolone: è logoro, pieno di scotch vecchio e puzza di Natali passati.
Vacci piano con quel fiocco dietro!
Signori, vorrei dire che è stato un piacere, ma volentieri mi faccio una dormita senza fiocchi e palline colorate appese dove non dovrebbero essere appese.
Rumore di nastro adesivo.
Il buio, poi il silenzio.

giovedì 4 dicembre 2025

Esercizio di scrittura creativa:

💫Esercizio di scrittura:
💌Scrivi un racconto pensando a:
• dicembre
• una torta bianca fumante
• un profumo
... 
💫
A me è venuto in mente questo:

❄️Dicembre era arrivato portando con sé un cielo grigio e immobile. I rami degli abeti erano scuri e impenetrabili. Il paese sembrava addormentato.
Poi ...un fiocco di neve, due, poi mille... Che in una sola notte ricoprirono gli alberi, le case e li accesero di bianco. Solo le luci delle abitazioni e i camini fumanti indicavano le strade, le botteghe...
La neve è fredda e dolce, pensò la bambina assaggiandone un poco. Un dolce bianco e soffice, disse.
Il pasticcere del paese, che passava di lì cercando da tempo ispirazione per un nuovo dolce, udì quelle parole... e per un attimo si fermò col naso all'insù a guardare i fiocchi di neve cadere leggeri sul paese. 
Corse al suo forno stringendo il cesto con all'interno stecche di cannella, comprate al mercato, che iniziavano a coprirsi di fiocchi bianchi.
Dicembre portava con sé la neve, il calore dei caminetti accesi, il profumo di cannella.
Passò una notte e un giorno a provare la nuova ricetta... E finalmente creò il dolce che divenne il preferito di tutto il paese:
Un dolce bianco come la prima neve, caldo come il tepore nelle case e dolcemente speziato come la cannella.

#scrivere #leggere #copywriter #storyteller #scritturacreativa

lunedì 3 novembre 2025

L'orologiaio

Tic, 

Tac.

 Tic,

 Tac.


Non tutti lo percepivano il ticchettio proveniente dal vicolo nascosto in fondo alla piazza.
Un battito flebile, stanco,perpetuo, ma in quel paese fatto di case di pietra e viette strette, tutti conoscevano quel vecchio uomo solitario e scontroso che non usciva quasi mai dal suo laboratorio, lo chiamavano solo ‘l'orologiaio’, perché era quello il mestiere che faceva da tutta la vita e prima di lui il padre, il nonno, il bisnonno… da intere generazioni. Tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre, la nebbia scendeva talmente fitta in quel vicolo lungo e stretto, da non lasciarne intravedere la fine. 
Sembrava che la nebbia si concentrasse tutta lì, tanto da far ottenebrare i sensi di chi vi si addentrava. Entrava nelle ossa, raggiungeva i polmoni e penetrava fino al cuore. La mente si annebbiava e vacillava… e più ci si avvicinava alla piccola bottega più si iniziava a percepire quel flebile ticchettio che persuadeva e richiamava.
Tic,
Tac.
Tic,
Tac…

Il 31 ottobre il velo che separa il mondo dei vivi da quello dei morti diventa più sottile e l'orologiaio lo sapeva bene. Aspettava con ansia e desiderio quella notte, bramava la mezzanotte come un bambino desidera i regali la mattina di Natale. L'amore della sua vita, l'unica donna che aveva amato, era morta lo stesso giorno del matrimonio, in modo improvviso, lasciando l'orologiaio solo al mondo, pieno di rabbia, impotenza e dolore. Uno strappo improvviso che non poteva e non voleva ricucire.
Non si rassegnò mai alla perdita dell'adorata moglie, una donna bellissima, di animo candido e generoso, sprofondando così in una agonia e in una solitudine senza tempo. Un dolore senza tempo, il tempo, le ore, i minuti con cui lavorava tutti i giorni… 
Tutto quel tempo a disposizione eppure non poteva farci niente, non serviva a nulla spostare le lancette indietro e ancora indietro per farla tornare.
Ci aveva provato in ogni modo: aveva pregato, chiesto consolazione al prete, si era recato da ciarlatani che gli avevano promesso di evocarla dall'aldilà, aveva bestemmiato e rinnegato Dio. Comprò libri di magia bianca e poi di magia nera; ma non era servito a nulla. La moglie immortalata nel giorno delle nozze in una fotografia ormai sbiadita dagli anni passati lo fissava e lo condannava. 
Successe che qualche anno più tardi, dopo aver letto e consultato altri cento libri e manuali sull'occulto trovò, in mezzo a una pila di volumi, un piccolo libricino con la copertina nera, ne spuntava solo un angolo. Il titolo: Torneranno le anime. 
Lo lesse in una notte, ne imparò a memoria alcuni passaggi. Avrebbe rivisto la moglie.

Aleggiava una leggenda oscura attorno alla figura dell’orologiaio: si diceva che prestasse soldi e che in pegno chiedesse solo un orologio. Nessuno ne discuteva apertamente, ma al bar tra un'ombra di rosso e una grappa che bruciava l'anima, ci si chiedeva a chi sarebbe toccato quell'anno. Perché gli affari non andavano bene a nessuno in quel paese nascosto dalla nebbia, i pochi soldi si spendevano al bar.  
Durante quei giorni nebbiosi, quando anche la speranza si perdeva per strada, capitava sempre che qualcuno si presentasse alla porta del laboratorio in cerca di denaro. E se non si presentava nessuno l'orologiaio girava per le vie e i bar dei paesi limitrofi a cercare qualche vittima.
Al tizio della libreria non andava troppo bene, aveva gli scaffali pieni di romanzi e di libri impolverati.  
Finivano tutti al bar nel tardo pomeriggio e l'orologiaio lo sapeva bene. 
Si avvicinò al libraio: ti offro cinquantamila euro per il tuo orologio. L'uomo rise: vecchio, si dice che tu sia un orologiaio bravissimo, ma a quanto pare si sbagliano, questo orologio non vale niente, l'ho preso in un mercatino per pochi euro.
Ma tu hai l'aria di uno che ha bisogno di cinquantamila euro
A dire il vero me ne servono settantamila… e qui al bar non mi fanno più credito. Sei uscito dal tuo nascondiglio con questa nebbia in cerca di orologi, vecchio?
L'orologiaio passò all'uomo una busta colma di banconote: dovrebbero bastare questi, no? Ti aspetto più tardi da me con settantamila, vieni stasera sul tardi, porta l'orologio.

Pareva che più uno fosse disperato, più sentisse quel dannato tic tac. Quel maledetto ticchettio rimbombava nelle orecchie del librario a ogni passo che muoveva verso quella bottega. Quella stessa sera si presentò alla porta del vecchio bussò lì dove tutti battevano il pugno, dove il legno ormai era consumato. L'uomo si sentì osservare dallo spioncino: Ho portato l'orologio, disse senza attendere una domanda.
Fuori la nebbia e l'oscurità si mischiavano tra loro.
L'orologiaio sospirò, abbassò le luci, accese qualche candela e chiuse gli scuri. Girò la chiave nella porta e lo fece entrare, un suono, che al libraio parve sinistro sinistro, accompagnò quel gesto...
Ora girati verso la porta e chiudi gli occhi- gli ordinò senza nemmeno salutarlo.
E così fece il libraio, ma perché la stanza era semibuia e le candele erano accese? cosa stava accadendo? 
Il vecchio chiuse a chiave e se la mise in tasca.
Il fumo delle candele bruciava gli occhi del libraio… e sembrava che i suoi pensieri rallentassero, come il suo cuore. Girandosi verso la parete, con gli occhi serrati e i pugni chiusi, pensò di non essere mai stato tanto vicino alla morte. Eppure non riusciva a ribellarsi e a scappare da lì. Strinse di più gli occhi e deglutì paura. Cosa stava per succedere?
- È lo Stramonio liberato dalla candela, per quello ti senti così, piccole dosi, non ti preoccupare -
L'orologiaio spostò un piccolo quadro, era la fotografia in bianco e nero della moglie, con i capelli raccolti e l'abito nuziale, gli sorrideva timida. Così gli sembrava.
Dall'interno della cassaforte prese il libretto nero e un mucchio di soldi che posò sopra al banco di lavoro.
Il libraio si trovò di fronte sette mazzette di banconote, i suoi incubi sarebbero finiti pensò.
- In cambio di questo denaro, chiedo il tuo orologio e qualche giorno della tua vita, sennò non se ne fa niente-
Il libraio non capiva, qualche ora per aiutarlo nelle commissioni? Quel vecchio bastardo era pieno di soldi forse avrebbe potuto rubare i soldi e spingerlo a terra. Ma si sentiva così stanco e stordito…
Il libraio posò le mani sopra alle banconote ma il vecchio gli afferrò i polsi con le sue dita nodose e fredde.
- Non così in fretta, prima dobbiamo definire quanti giorni mi darai - .
L'orologiaio consultò il libricino, annotò qualche numero, scrisse qualcosa su un foglio ingiallito quindi sentenziò: settantamila fanno dieci anni. È un buon affare, siamo al 31 ottobre, siamo agli sgoccioli.
- Agli sgoccioli per cosa? Dieci anni? Devi essere impazzito - gli rispose tentando di sganciarsi dalla presa gelida. La testa gli girava, credette di essere sul punto di svenire.
- Dieci anni non sono che un sospiro, sono appena un sorriso, poco più di uno sguardo- gridò stringendo ancora più forte le mani al libraio.
-L'uomo le ritrasse, sei solo un vecchio pazzo voglio andarmene da qui-
L'orologiaio sfilò dal polso l'orologio e con un piccolo ago punse il dito dell'uomo ormai privo di sensi.
Aprì la cassa dell'orologio e girò una minuscola ruota per dieci volte, poi lasciò cadere una goccia di sangue tra gli ingranaggi. Chiuse l'orologio, girò la corona per sistemare le lancette e ascoltò il ticchettio.
L'aria si congelò nello stesso istante in cui l'orologio ripartì, il libraio sentì il cuore stringersi e la gola chiudersi… dovette aggrapparsi al bancone dell'orologiaio per non cadere a terra.
- Cosa mi hai fatto maledetto?-
- Abbiamo fatto un accordo, i soldi in cambio di dieci anni anni della tua vita. Siamo contenti entrambi, no?- 
L'orologiaio richiuse il libretto e l’orologio nella cassaforte. Il quadro con la foto della moglie la celava perfettamente.
Tic tac, Tic, Tac.
- Lo senti lo scorrere della tua vita? -
L'uomo si accasciò per terra, con gli occhi sbarrati e i soldi tra le mani.
Lo sentiva, sentiva quel dannato ticchettio battergli dentro alla testa. 
- Ti restituisco i soldi, ma fa smettere questo rumore infernale, ridammi i miei anni -
- Fuori di qui, è tardi ormai-
Lo cacciò fuori e la nebbia inghiottì il libraio.

Era quella la notte in cui l'orologiaio riusciva a barattare qualche anno di vita mortale con qualche attimo di vita di quell'altro mondo per rivedere la sua adorata moglie. Anche quell'anno era riuscito a racimolare qualche istante per poter stare con lei. Le istruzioni del libretto nero ormai le conosceva a memoria: doveva bruciare sulla fiamma della candela, che emanava essenza di artemisia, un pezzo di velo nuziale della moglie, ormai ne era rimasto ben poco. Il velo bruciò in un istante il fumo delle candele si intrecciò con esso e con l'essenza dei dieci anni rubati che furono liberati aprendo l'orologio. Mancavano pochi minuti a mezzanotte ormai.
Un anno valeva pochi secondi, ma anche un istante avrebbe placato la sofferenza di quel vecchio.

Come se prendesse vita dalla foto, la sposa si manifestò di fronte a lui e gli sorrise.
Ma non la poteva toccare, né lei poteva parlare.
- Ho comprato dieci anni quest'anno, per vederci un poco di più-
La sposa sorrise ancora, dolcemente.
L'orologiaio cercò di accarezzarle il volto, ma sfiorò l'aria e l'immagine della donna sembrò rarefarsi
- Ho un po’ di acciacchi, ma tutto sommato va bene, solo che mi manchi, mi manchi sempre, ogni giorno, resta con me, portami con te-
La sposa si portò le mani al cuore.
- Vorrei raggiungerti lì dove sei, ma se poi non ti trovo…-
La sposa sorrise ancora.
- Non ho più molti soldi, non so quanto potrò andare avanti, quello di oggi era disperato e mi è andata bene-
La moglie scosse la testa, sembrava mostrasse un'espressione di dolore e questo lacerò il cuore dell'orologiaio.
- Perché non approvi? Non ti lascio andare. Non puoi lasciarmi. Non possiamo dimenticarci -
Poi la sposa iniziò a svanire, il vecchio tentò di abbracciarla, ma si ritrovò tra le mani solo il fumo della candele. Cercò gli occhi di lei un ultimo istante. 
Tic, Tac
Tic, Tac.

martedì 28 ottobre 2025

🎃 3 Libri spaventosi (o quasi) da leggere durante la settimana di Halloween...

🎃 3 Libri spaventosi (o quasi) da leggere durante la settimana di Halloween...
L'ultimo è il mio preferito, è una raccolta di poesie pubblicate tra il 1914 e Il 1915, ma, secondo me, "romantica", moderna e assolutamente in tema Halloween 👻
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👻Teddy 
Mallory inizia a lavorare come babysitter presso una famglia benestante, scoprirà che Teddy, un bambino di 5 anni, ha un' amica immaginaria, Anya, che gli dice cosa disegnare:
immagini inquietanti e macabre.
Disegni che suggeriscono una verità
 nascosta e un oscuro segreto che solo
Mallory dovrà scoprire prima che sia troppo tardi...  
👻La casa sull'albero 
Henrik e Nora decidono di andare a vivere nella vecchia baita di famiglia con il figlioletto. Una casetta incantevole
in mezzo alla foresta, dove è difficile incontrare
anima viva. Qualcuno però li sta spiando.
Nei dintorni viene ritrovato lo scheletro
di un bambino e subito dopo il figlio
scompare... Una vecchia casa sull'albero
in mezzo al bosco resiste allo scorrere del 
tempo, tra la nebbia e il vento gelido...
👻Antologia di Spoon River 
Una raccolta di poesie, in forma di epitaffio,
in cui i defunti del cimitero di una piccola città immaginaria americana raccontano la storia
delle loro vite. Le 244 poesie svelano
i segreti, i rancori, le passioni e
i sogni perduti dei protagonisti sepolti
nel camposanto situato sulla collina
di Spoon River...


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mercoledì 22 ottobre 2025

🐰Se da un cilindro potevano uscire...

🐰"Se da un cilindro potevano uscire
un mazzo di fiori colorati 
o un grosso coniglio bianco,
allora per qualche istante, 
tutto sarebbero stato
davvero possibile..."💫
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🌱Erbe Matte 

🎩Il romanzo racconta le vicissitudini di un circo, un po' decadente, ma figo dentro.
Il circo, forse, ricorda un po' la metafora della vita.
Dove tutto luccica, ma magari dentro c'è una crepa. Ma dove, nonostante tutto, i momenti difficili, gli amori sbagliati... l'erba matta rinasce sempre.
Dove tutto è possibile: quando la magia si mescola col profano, come il latte col caffè.
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🍂
Il Circo Lumen e un piccolo circo di provincia senza effetti speciali e con molti debiti. Il suo Direttore, un uomo d'altri tempi col cilindro in testa e molti tatuaggi, tenterà di risollevarne le sorti a modo suo finendo pero per scontrarsi con gente pericolosa e disposta a tutto pur di vederlo rovinare. Toccherà alla sua famiglia, ai suoi circensi, cercare di mettere in salvo il Circo. Non sarà un'impresa semplice tra vendette antiche, amori sospesi e gesta funamboliche. La vita e un circo e al Circo Lumen tutto e possibile... o quasi.

mercoledì 15 ottobre 2025

Scrivere un racconto partendo da una immagine.Pensa a un

💐Scrivere un racconto partendo da una immagine.
Pensa a un mazzo di fiori gettato in un bidone, per strada, davanti a una Caffetteria.
Quale storia ci può essere dietro?
Chi sono i protagonisti?
Chi è il narratore:
chi li ha gettati o chi li ha regalati?
Magari il punto di vista è quello di un passante o di un narratore esterno.
Perchè quel mazzo di fiori è stato buttato?
Le sfumature sono infinite.


Da una semplice immagine può nascere, dal nulla, un racconto.
Ambientato ai giorni nostri, nel passato o nel futuro, perché no.
Ci si può soffermare anche sul Dove. In quale città o in quale strada. Reale o meno, inventata o esistente.
Può essere scritto in tono drammatico, romantico, ma anche ironico erotico, distopico. 
Ci si può basare anche sui ricordi 
(Ok... L'ho fatto, ma questa è un'altra storia😄)
Le possibilità sono pressoché infinite. 
A ognuno il suo.
A me come prima domanda verrebbe da rispondere: Perchè?? Cosa è successo?
E poi: chi sono i protagonisti...? 
A te cosa ispira l'immagine di un bouquet di fiori gettato in un bidone davanti a un Caffè?

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giovedì 9 ottobre 2025

🍁🍂Non vi erano dubbi che l'Autunno fosse arrivato

🍁🌰🍂
Non vi erano dubbi che l'Autunno fosse arrivato,.le foglie ricoprivano i marciapiedi e li coloravano di ruggine. Il vinaio da dieci giorni imbottigliava fiaschi di vino rosso, e santa volta, prima di metterci il tappo, ne assaggiava un goccio e si puliva la bocca sulla camicia a quadri, Ringraziando il Signore che quel vino sapesse di buono e di bosco. La moglie del vinaio usciva di casa con una bottiglia di vino rosso in mano, arrotolandosi al collo un lungo foulard ocra, dirigendosi verso la chiesadel paese, stando ben attenta a non scivolare sulle foglie umide.
l prete benediva la bottiglia di vino per poi riporla nella credenza della sacrestia: un po' per il Signore e un po' per me, diceva tenendo un bicchiere mezzo pieno in mano. 
I ragazzini con le tasche piene di castagne entravano di nascosto in sacrestia per bere un sorso di quel vino rosso che sapeva di bosco.
-Un po' per il Signore, un po' per il prete e un po' 
a noi-. Non c'era dubbio che l'Autunno fosse arrivato, l'aria del paese profumava di bosco.
🍄🍂🍷

mercoledì 22 gennaio 2025

🚂Gennaio e i buoni propositi...

🌟Il capotreno si sistemò il cappello, si schiarì la voce e si rivolse ai passeggeri della carrozza 24: ''Siamo quasi arrivati a Gennaio, mancano circa 40 minuti a destinazione''.
C'era sempre qualcuno che si addormentava durante il viaggio, altri invece sembravano friggere sui sedili. Qualche passeggero fissava il vuoto con la penna in mano o guardava fuori dal finestrino in cerca di ispirazione. Qualcuno si aspettava grandi cambiamenti, altri non si aspettavano più nulla. Il capotreno doveva parlare con un tono di voce forte e chiaro per avvisare tutti: sembrava che i viaggiatori provenissero dalla Luna tanto apparivano increduli di essere già arrivati a Gennaio. Senza esserne troppo coinvolto, come se stesse recitando una antica e vuota litania, continuò: "Ricordo a chi avesse scritto i buoni propositi di firmare il foglio sopra alle linee tratteggiate in fondo alla pagina, di inserirlo nell'apposita busta e di imbucarlo nelle cassette che troverete vicino all'uscita. Altre cassette le troverete anche fuori dalla stazione e in caso di ripensamenti o dimenticanze potrete spedire le buste anche nei prossimi giorni, o fino a quando ne sentirete il bisogno. Le cassette disponibili però, da domani, saranno solo quelle esterne alla stazione, non si può tornare indietro.
Il numero aggiornato è di circa 115, non più 200, le mancanti sono state vandalizzate. Nel muro esterno della stazione troverete uno schermo dove sono mappate le cassette rimanenti. Ricordo anche che: non è obbligatorio scrivere i buoni propositi, non è obbligatorio imbucarli e non è obbligatorio mantenere fede alle parole che avete scritto. La nostra compagnia ferroviaria mette solo a disposizione le penne, i fogli e le buste che avete trovato sul sedile del posto prenotato precedentemente. Ogni foglio e ogni busta, noterete, riportano infatti lo stesso numero del vostro sedile. Ricordo inoltre che la nostra compagnia ferroviaria non è responsabile dei vostri mancati buoni propositi. Ci sono domande?"

"Eventualmente posso inviare i miei buoni propositi via mail?''
''No, la nostra compagnia ferroviaria, non ha ancora il servizio di posta elettronica attivo. Crediamo infatti che scrivere a mano permetta di riflettere a fondo sulle scelte da prendere e sui cosiddetti buoni propositi".
Il capotreno sottolineò ''buoni propositi'' esasperandolo con il gesto delle virgolette, piegando in contemporanea l'indice e il medio della mano sinistra. Sembrava non crederci più molto a quella favoletta che si ripeteva ogni volta, ad ogni viaggio.
"Fino a quando si possono spedire?''
''Non c'è un termine assoluto, statisticamente le ultime buste vengono raccolte verso la fine del mese, ma le cassette esterne alla stazione sono sempre disponibili''
''Potrei avere un altro foglio?''
''Sì, le chiedo di scrivere in alto a destra il numero del suo posto, lo stesso che ha trovato nel primo foglio, e di firmarlo sulle linee tratteggiate''.
Il capotreno porgendogli il secondo foglio notò sulla pagina poggiata sul tavolino numerose parole cancellate con una riga tracciata sopra e molte frasi ritrattate e nascoste da scarabocchi blu; una frase su tutte catturò la sua attenzione: 
Suicidio? veleno, lametta, mi impicco. 
Il termine lametta non era cancellato, non era stata scartata quella ipotesi? 
Cosa diceva il manuale in quei casi? Segnalare il soggetto al centro antisuicidio.
Ma che diritto aveva la compagnia ferroviaria di intralciare i buoni propositi dei passeggeri? Spesso erano solo pensieri transitori, in quel periodo poi le persone erano sopraffatte dalla vita e dai brutti pensieri.
Il capotreno come da manuale segnò sul taccuino il numero di prenotazione dell'uomo e proseguì: ci sono altre domande?"
''Posso scrivere io i buoni propositi al posto di un'altra persona?''
''Non funziona così, ma può scriverli sottoforma di una sua intenzione, intercessione''
Un uomo seduto poco distante intervenne: ma non può pensare ai suoi buoni propositi? Li ha già portati a termine i suoi?''
Qualcuno rise, molti annuirono.
Scese il silenzio, era arrivato il momento di concludere, di rileggere, di firmare e di chiudere la busta.

Arrivati a destinazione le buste di chi aveva scritto i buoni propositi erano praticamente tutte chiuse. Una buona parte dei viaggiatori però non aveva annotato nulla, accadeva sempre, a molti non interessava modificare lo stato delle cose, non desiderava nessun cambiamento, non ci pensava o gli andava bene così. 
Qualcuno iniziò a scendere, qualcun altro spingeva per passare davanti a tutti, altri rimanevano semplicemente seduti al loro posto procrastinando ancora un poco, non c'era motivo di avere fretta. Per chi? Per cosa?
Qualcuno arrivava a destinazione stanco per il viaggio che sembrava non arrivare mai da nessuna parte, altri invece erano pieni di aspettative e non vedevano l'ora di riprendersi la vita. Tutti si portavano appresso bagagli e carichi più o meno ingombranti. Altri, pochi per la verità, viaggiavano leggeri.
I passeggeri si ritrovarono nel grande atrio della stazione di Gennaio. Qualcuno prima di imbucare la busta la fissava per qualche istante, altri la inserivano nella cassetta senza pensarci troppo, qualcun altro se la tenne in tasca.
''Dicono che sarà sereno, dicono che si potrà stare tranquilli, almeno per un po''' disse una donna con un bambino in braccio e un grosso zaino sulle spalle, prima di imbucare la busta nella cassetta.
''Giuro a me stesso che sarà diverso. Sì, lo dico ogni volta che sarà migliore e poi finisce sempre uguale...'' mormorò un uomo di circa quarant'anni stringendo la busta tra le mani.
''Non sembra male, si respira già un'aria diversa. Sento che  è la volta buona, mi iscriverò in palestra, mangerò sano e diventerò una persona migliore, mi sento già una persona diversa, migliore''.
''Mi sposerò, ne abbiamo parlato, sembrava convinto, sennò mi faccio mettere incinta, non se ne andrà più, deve capire che è la cosa giusta da fare se siamo arrivati fino a qui insieme'' pensò una giovane donna fissando l'uomo accanto a sé che non aveva scritto nessun buon proposito.
''Cambierò lavoro, andrò lontano, non vivrò più la vita che vogliono gli altri, metterò me stesso al primo posto'' confidò un ragazzo all'amica che distratta digitava un messaggio.

''Ogni dannata volta devo sentire la stessa storia, gli stessi discorsi, li tenessero per sé almeno...'' commentò un signore in attesa di uscire.
Il capotreno controllò che tutti i passeggeri fossero scesi, si tolse il cappello e allentò la cravatta.
''Come è andata?'' gli chiese un collega.
''Come doveva andare, come sempre, c'è chi arriva stremato, chi è tranquillo, chi ha grandi aspettative, a qualcuno invece non gliene frega niente...''
"Andiamo a farci un giro a Gennaio?"
"Andiamo a vedere com'è, anche questa volta..."

lunedì 4 novembre 2024

La leggenda delle palle di vetro

In fondo a una valle, circondata da imponenti e cupe montagne, adagiato sulle sponde di un lago le cui acque se non erano nascoste dalla nebbia parevano nere per quanto erano fosche, si ergeva un paesino che nessuna mappa recente indicava. Chi se ne era andato a vivere altrove non ne parlava volentieri, a malapena ne pronunciava il nome e di certo non ne rivelava la posizione. Chi aveva scelto di andarsene aveva definito quel paese -un luogo fuori dalla grazia di Dio, dimenticato dalla Madonna e da tutti i Santi-.

Si contavano poche case e una chiesetta costruita con delle grosse pietre grigie, proprio sotto al pino secolare che si piegava stanco su di essa quasi a volerla proteggere. Una costruzione austera e semplice, ma in grado di resistere alle piogge, alla nebbia e a una tradizione macabra che affliggeva quel posto.

Ogni giorno qualche paesano accendeva una candela all'interno della chiesetta per cercare un po' di consolazione davanti a quella fiammella tremolante. Certe questioni non trovavano spiegazioni razionali, era meglio non farsi troppe domande. Potevano solo pregare affinché tutto finisse, prima o poi. 

Un giorno di molti, molti, decenni prima una donna mai vista fino ad allora comprò l'abitazione adiacente alla chiesa. La piccola casa disabitata affianco alla chiesa, la vecchia canonica.

Di rado la si incontrava in paese, la signora restava in casa, nel suo laboratorio, a creare, su commissione, palle di vetro con la neve dentro; il lavoro non le mancava mai. La gente arrivava anche dai paesi vicini per chiedere la realizzazione di una palla di vetro. Un segreto che si tramandava e che conoscevano in molti, ma del quale nessuno parlava alla luce del sole. Un'usanza che veniva tramandata a voce come in un bisbiglio, come se fosse solo una leggenda del posto.

Ogni palla di vetro era diversa da tutte le altre, era perfetta e curata in ogni dettaglio.              La donna indossava un lungo abito bianco, ingiallito nel tempo, con un colletto di pizzo ricamato. Lo stesso ricamo era ripreso anche in fondo all'abito. Una lunga treccia canuta le circondava la testa, come un cerchietto. Qualche fiore bianco le spuntava tra i capelli intrecciati. Il viso sembrava truccato con una cipria chiarissima, la pelle pareva carta velina per quanto era sottile. Indossava un ciondolo al collo, di quelli che all'interno celano una foto, e in tasca conservava un antico libricino di pelle scura. Ne usciva giusto un angolo dalla tasca del vestito, tutti lo notavano quand'era seduta tra i banchi della chiesa. Tutti riconoscevano quel libretto.

Quegli sguardi colmi di sofferenza e di timore la trapassavano come una spada.

In quel libricino, si raccontava, vi erano annotati il nome di tutti i commissionari e dei relativi defunti, di cui era segnata anche la data di nascita e la data di morte.

Quando il prete si trovava la signora in chiesa stringeva forte il crocifisso che aveva al collo. Su quella donna se ne dicevano tante, i racconti che si tramandavano ormai li conosceva bene. Non era l'aspetto la sola cosa che inquietava il prete: la donna costruiva quelle dannate palle di vetro; quella leggenda veniva perpetuata di generazione in generazione, di paese in paese. Cosa avrebbe potuto fare? Era solo un prete di provincia capitato in quel paese da poco più di un mese. Una volta alla settimana celebrava la messa nella chiesetta e si dedicava, suo malgrado, alle confessioni dei paesani.

Confessati e ti assolverò da ogni peccato, ma raccontami cosa succede in quella vecchia canonica. Cosa fa quella donna? Sono solo racconti o c'è qualcosa di vero? ” aveva chiesto alla vecchia maestra.

La maestra titubò, poi però iniziò a raccontare: "quando muore qualcuno i familiari si recano dalla signora per chiederle di creare una palla di vetro con all'interno la statuina del defunto. Ormai le persone arrivano anche da lontano per questa, che ormai, è diventata una tradizione. Quando la persona cara muore ci si reca dalla donna con una ciocca di capelli e con una foto dalla quale lei copierà il soggetto. Dopodichè non si sa cosa succede, si deve uscire dopo che la signora ha annotato nel suo libricino nomi e date. Qualcuno l'ha osservata di nascosto, per quanto è riuscito: accende qualche candela, brucia i capelli, legge qualche formula dal libretto e poi... poi non si sa perché chiude gli scuri. Ma può essere certo che alla mattina successiva davanti alla porta di casa si trova una palla di vetro all'interno di una scatola di legno con le iniziali dorate del defunto"

Si dice che alcune di quelle palle di vetro siano inquietanti. Si dice che – e qui il prete si fece il segno della croce- all'interno ci siano intrappolate le anime”

La signora è davvero brava, è un'artista in quello che fa. Le palle di vetro sono così realistiche che possono suggestionare, questo è vero. Io sono solo una vecchia maestra in pensione, leggevo le fiabe ai bambini, ma si sa che in ogni favola c'è sempre un fondo di verità. Anch'io ho la mia palla di vetro, c'è mio marito dentro, se ne sta bello tranquillo a leggere il giornale sulla sedia a dondolo davanti al camino, non c'è niente di strano. Sembra vero, ha lo stesso sguardo assorto di quanto era in vita. A volte scuoto la palla per fargli nevicare addosso. Qualcuno ha raccontato però che qualche palla di vetro, non so come dire, sia cambiata dopo qualche ora. Non può fare altro che pregare per quelle anime ormai ”.

Prete, entri in casa, svelto” gli disse un uomo sull'uscio della porta. “Le devo mostrare una cosa, so che va in giro a chiedere informazioni riguardo alla signora delle palle di vetro”

Sì è così, ho sentito certe storie che... si dice siano solo credenze, suggestioni, non so che pensare”

Guardi la mia palla di vetro” si diresse verso una vecchia credenza, prese una scatola di legno e sollevò il coperchio, sopra vi erano dipinte due iniziali dorate.

Il prete fece un passo indietro e si portò una mano alla bocca.

Mio figlio aveva sette anni quando ci ha lasciato. La foto che abbiamo dato alla signora lo raffigurava sopra a un cavallino di legno. Eccola qui. Le posso assicurare che quando abbiamo trovato la palla di vetro sulla porta era incantevole, così ben fatta, ogni dettaglio sembrava reale e perfetto. Ci siamo commossi, l'abbiamo messa sopra a quel mobile. La mattina seguente però... cosa abbiamo fatto, come abbiamo potuto fargli questo” disse l'uomo disperato, comprendosi il volto con le mani.

La palla di vetro non mostrava come nella foto il figlio a cavalcioni sul cavallo a dondolo, bensì un bambino che batteva i pugni sul vetro, con la bocca spalancata e gli occhi sbarrati. "Mi dica lei, com'è possibile? Abbiamo chiesto spiegazioni alla signora, certo. Lei ha scosso la testa e ha pronunciato solo queste parole -a volte non si è pronti a lasciare questo mondo. A volte le anime si agitano e si disperano perché ritrovano la casa e l'amore ai quali sono state strappate.- Quindi l'anima di mio figlio è intrappolata lì dentro? Mi dica prete, non andrà in Paradiso? L'abbiamo condannato a quell'inferno?”

Il prete non seppe che rispondere, niente aveva senso. "Avete avuto degli screzi con la signora? Potrebbe, forse, essere solo uno scherzo terrificante".

L'uomo scosse la testa “no, nessuno screzio, l'abbiamo pagata, l'abbiamo ringraziata... dice che lei realizza solo palle di vetro, ma che l'anima a volte non si dà pace”

Avete pensato a rompere la palla di vetro? Magari se l'anima è intrappolata...”

Vede prete" e a quel punto l'uomo abbassò lo sguardo "la signora ci aveva avvertiti quel giorno, non rompetela mai, o vostro figlio vagherà per sempre senza pace nel regno dei vivi".

Il prete bussò a un'altra porta, gli aprì una giovane donna. Era vestita di nero, lo sguardo era perso e impaurito al contempo.

Mi hanno detto che anche lei possiede una palla di vetro, sono qui per cercare di capire”

La giovane aprì un cassetto e portò sul tavolo la sua palla di vetro." Non tengo mai fuori, mi fa troppo male"

Il prete fece un lungo sospiro e aspettò che la donna si confessasse. “Mio marito in vita era un taglialegna, amava i suoi boschi, tagliava la legna per tutto il paese, era un omaccione buono, grande e grosso, con una bella barba scura, vede? Ci amavamo molto. Lo amo ancora. Ma non mi perdonerò mai per quello che gli ho fatto. È una tradizione del posto e io pensavo fosse morto in pace in mezzo ai suoi boschi". Gli passò la foto. Un bel ragazzotto sorridente stava in piedi accanto a un enorme pino e ai suoi piedi si trovavano alcuni attrezzi di lavoro, una sega, una corda, un'accetta.          “Mi commossi alla mattina quando trovai la palla di vetro, non mi giudichi, può sembrare una tradizione macabra, ma il mio gesto era solo spinto dall'amore per lui. Durante la notte mi alzai perché non mi sentivo bene. Trovai questo..." Spinse la palla di vetro verso il prete. "Era appeso a un albero, si era impiccato per la disperazione di trovarsi intrappolato là dentro credo. Morto, non morto? Ha gli occhi aperti, sembra che mi seguano, e qualche volta la corda oscilla. Io non posso guardare".

Il prete bussando di casa in casa raccolse altri racconti sulle palle di vetro: una casalinga si era tagliata le vene in cucina, mentre preparava un dolce, così da far divenire rossastro il liquido in cui era immersa; un signore dormiva tranquillo a letto, la foto in realtà lo ritraeva solo qualche ora prima di morire, la famiglia non ne possedeva altre. Qualche volta però, a osservare bene, sembrava che gli scendesse qualche lacrima, ma forse era solo suggestione. All'interno di un'altra palla di vetro due fratelli salivano sul tetto di una macchina allungando la testa verso la bolla d'aria in superficie, non raggiungendola mai.

Qualcuno se ne andava in pace, molti altri non riuscivano a staccarsi dai loro affetti; condannati dentro a una palla di vetro per sempre, per colpa di una macabra tradizione o per semplice egoismo: per non separarsene mai.

La signora delle palle di vetro si limitava a realizzarle e a consegnarle poco prima dell'alba per non avere contatti con i familiari. Non cercava di fargli cambiare idea, si limitava ad ascoltarli e ad assecondare le loro volontà. Solo gli faceva giurare di non rompere mai la palla di vetro: in quel caso le povere anime avrebbero vagato in cerca di un conforto che non sarebbe mai arrivato.

Non poteva certo rivelare tutta la verità o condividere con loro la sua pena. Spesso parlava con i defunti prima di sigillare per sempre la cupola, gli leggeva delle strofe da quel suo libretto, cercava di convincere le anime a liberarsi dal loro passato per cercare altrove una nuova pace. Qualche volta l'ascoltavano, molte altre restavano intrappolati in quel mondo in miniatura. Era un'artigiana, il suo era solo un lavoro. Perché la gente fosse così crudele da voler rinchiudere le anime degli amati lì dentro solo Dio lo poteva sapere.

Lei stessa era stata condannata a vivere in eterno; il marito colmo d'ira e disperazione aveva gettato a terra la palla di vetro che la raffigurava come una sposa il giorno del matrimonio. Da allora il suo destino, come quello di poche altre anime nascoste nel mondo, era stato segnato: sarebbe diventata una fabbricante di palle di vetro, la sua dannazione eterna.

giovedì 2 novembre 2023

La ricamatrice

2 novembre 

Un corvo nero se ne stava sul tetto e pareva che, quando la donna scostava la tenda ricamata con foglie d'edera per controllarlo, quell'uccellaccio la fissasse.
"Vattene via, sciò!" urlava dal balcone la ricamatrice, battendo le mani verso il corvo per spaventarlo. Qualche volta se ne volava via, ma sicuro come la nebbia a novembre che quell'uccellaccio sarebbe tornato. Era dalle prime luci dell'alba che la donna si sentiva puntati addosso quegli occhi neri e lucidi come spilli.
Si mise lo scialle addosso, prese la borsa con i centrini di colore bianco o avorio e si incamminò verso la piazza del paese. Era di nuovo giorno di mercato, freddo e persone sgradevoli non sarebbero mancate, come al solito.
Sferruzzava tutta la notte, tutte le notti fin da quando era più giovane. Non riuscendo a dormire ricamare centrini con l'uncinetto era l'unico sollievo che le concedeva un po' di tregua dall'infinito buio della notte. Le dita, ormai deformate, andavano da sé, creavano disegni e ricami, anche su commissione:
scene di caprioli davanti a laghetti montani, mazzi di fiori, volti, tazzine da tè, da caffè, trionfi di frutta, scene di matrimoni, di battesimi e funerali.
 Cadeva come in una sorta di imbambolamento dove non smetteva mai di ricamare. Una sorta -di trance-  aveva cercato di spiegarle una volta il dottore dei matti e dei delinquenti, come lo aveva definito lei, proponendole pillole e sonniferi per aiutarla.
Ma solo sferruzzare le portava una qualche sorta di serenità, come se si rifugiasse in una bolla dove non esisteva più il freddo alle ossa e il dolore alle mani.
Iniziò a sistemare i centrini sulla bancarella, alcuni su commissione, altri in vendita con i classici ricami di fiori e di frutta.
Non li aveva ancora controllati.
Appese alcuni suoi lavori, altri li ordinò sul banco. Sembrava tutto apposto. Un centrino però catturò la sua attenzione: una donna seduta su una poltrona. Che diavoleria era? Come le era uscito?
Lo cacciò in fondo alla borsa. Non ci diede peso, l'insonnia spesso le faceva brutti scherzi.
Non dormiva una notte intera dall'età di ventuno anni, da quando per caso trovò quei suoi uncinetti mischiati alla terra scura di un cimitero abbandonato nel cimitero della chiesa del paese.
Li raccolse, come si coglie un fiore, percepì come una fitta al cuore e sentì che le appartenevano.

Una ragazza si avvicinò alla bancarella della ricamatrice, aveva l'aria stanca, affranta, era pallida, con la pelle sottile che pareva tagliarsi col vento, ma gli occhi le ardevano come due tizzoni. Rabbia e malinconia si mescolavano nelle parole.
"Il centrino è maledetto, guarda qua" disse gettandolo sopra agli altri.
"Che intendi dire? Che dici?"
"Avevi ricamato me e il mio sposo stretti per mano, guarda qua, si è sfilacciato: non ci teniamo più per mano. E lui se n'è andato la scorsa mattina"
"Non è colpa del centrino se tuo marito ti ha lasciato, lo sanno tutti in paese che tipo è. E tu che te lo sei pure sposato... Non sei stata capace di tenertelo " la liquidò.
"Lei è una donna cattiva, è colpa del suo centrino maledetto. Il cane della signora all'angolo è morto poco dopo che lo ha ricamato, investito dal camioncino della posta. E nel centrino i punti si sono allentati. E l'albero delle nespole? Secco! Come il fiume del Monte Rame, dopo che li ha ricamati!"
"Coincidenze! E' il mondo che va in malora, non è colpa dei miei centrini"
"Faccia una prova e poi vedremo"
"Ricamo te stanotte" la minacciò puntandole  l'uncinetto alla gola.
La giovane donna, con gli occhi lucidi e pieni di livore, si strinse nel cappotto di lana e fuggì a casa. "Maledetta ricamatrice, sei solo una donna maledetta!"
La ricamatrice afferrò il centrino degli sposini, lo tagliò a metà e lo gettò per terra tra le foglie umide.
Che sciocchezze erano quelle. Il mondo non è un Luna Park, non è una gita al lago, e se anche lo fosse quel giorno pioverebbe,  mormorò tra sé. E io ricamo solo quello che mi chiedono

"Che hai oggi da brontolare?" le chiese una vicina di bancarella.
"Niente, solo le solite scocciature"
"Lo vuoi un po' di tè caldo? Così ti scaldi un po'"
Avrebbe detto di sì, si sentiva talmente stanca e infreddolita da così tanti anni, invece le uscì solo: No, non mi va.

Quelle voci, le voci dei centrini maledetti giravano da un po' di anni, ma erano così belli, unici e ben fatti, che le persone non ci davano troppo peso. Superstizioni, pensavano.
I matrimoni si sfasciavano, le persone se ne andavano, non erano eterne, come non lo erano gli alberi, le bestie e tutte le altre creature di questo mondo. E nessun morto ricamato era mai tornato dall'altro mondo.

Alle cinque del pomeriggio era già quasi buio e per fortuna quel giorno il mercato si era concluso.
"Come sono andati gli affari?"chiese la vicina di bancarella.
"Come al solito, ho venduto ricami di frutta e di fiori e uno su commissione, un funerale. Buon due Novembre. Buonanotte"

La ricamatrice scostò la tenda ricamata con foglie d'edera e il corvo, proprio in quell'istante atterrò sul tetto davanti. Gracchiò tre volte, verso di lei.
Aprì la borsa dove teneva i suoi centrini e cercò il ricamo con la donna sulla poltrona. Un bel lavoro, non c'è che dire, mormorò tra sé, stendendo il centrino sul tavolo di mogano.
Cenò in cucina con una zuppa di cavolo nero poco sapida, lesse  le notizie del paese senza esserne coinvolta e finalmente andò a sedere sulla poltrona a ricamare; e forse a trovare un po' di pace.
Era stanca e infreddolita da troppo tempo, lo scialle di lana non la scaldava più, il tepore del fuoco del camino non la confortava da anni. Le pantofole di feltro cucite da lei rimanevano gelate all'interno. Quando sentì degli scricchiolii provenire dal parquet non si scompose, quella vecchia casa ereditata dai nonni tutte le notti si faceva sentire, quasi le faceva compagnia.

Quando sentì il calore del sangue scendergli lungo il collo provò quasi sollievo, quella sensazione di calore dimenticata per un attimo, che le parve eterno, la consolò.
Una lacrima le rigò il volto increspato, ma non era tristezza quella che provava.
La ricamatrice rimase seduta sulla poltrona di velluto consumato, con l'uncinetto stretto tra le dita, il centrino che si macchiava di rosso e una forbice piantata sul collo.
Avrebbe riposato finalmente e forse trovato pace.







giovedì 21 settembre 2023

Obiettivi!

 

Avrei dovuto mandare “Barbie Sportiva o Barbie va in palestra” al colloquio della scorsa settimana. Riassumo un po': dopo qualche messaggio e una telefonata abbastanza impegnativa dal punto di vista delle domande mi invitano a un colloquio nella sacra sede.

Vado in bici (il posto è vicino e io giro spesso in bicicletta) e credo così di dimostrare il mio animo sportivo, penso già di essere al traguardo, con pochi finalisti per lo meno. Mi accoglie una donna molto alta, bionda e con gli occhi azzurri. Io sono l'opposto. Per fortuna ci sediamo in ufficio perchè altrimenti avrei dovuto prendere un oki per le cervicali terminato il colloquio, visto che è durato 45 minuti.

No, non dovevo entrare alla Nasa. L'annuncio diceva: Accoglienza in una palestra, a turni, la mattina fino alle 14 e il pomeriggio fino alle 21. Ok, così nel tempo che mi resta porto avanti i miei progetti, pensavo.

Non ho mai udito tante volte la parola obiettivi come durante quei 45 minuti.

Ti piace lavorare per obiettivi? Certo, oddio che dovevo rispondere? Chi non ama lavorare per obiettivi?  
Descrivi una situazione in cui hai lavorato per obiettivi.
Ti piaceva andare a lavoro sapendo che avevi degli obiettivi? Il mio obiettivo, signora, era quello di riuscire a tornare a casa senza essere investita dalle auto, volevo rispondere.
Certo, lavoravo tutti i giorni per obiettivi. 
Hai mai pensato: Non ho voglia di andare a lavoro? Tutti i caz di giorni quando lavoravo in un certo ufficio!
E se non riuscivi a portare a termine gli obiettivi cosa facevi? Ci sono sempre riuscita.
Dimmi tre aspetti che dovrebbe avere un lavoro: prendere un pacco di soldi, avere la settimana cortissima e non avere colleghi str.nzi che fanno domande ancora più str.onze.
Invece ho risposto le classiche cose.
Ma quella non mollava: una qualità di una tua amica che vorresti avere te? Le tette.
Perchè sei qui? A quel punto me lo chiedevo anch'io. Cosa ti aspetti da un lavoro così? Qui vogliamo l'eccellenza, vogliamo cambiare la vita delle persone, è il nostro obbiettivo.
Forse al mio posto avrei dovuto mandare “Barbie mi piace da impazzire raggiungere gli obiettivi”.
A quella donna non piaceva molto il fatto che io avessi anche altri progetti, nelle ore in cui non ero lì, ho avuto quella impressione. Però nelle poche ore che rimangono in un giorno, non si è liberi di pensare ad altro? Spoiler: mi hanno scritto che non sono in linea con i loro obbiettivi a quanto pare.
Per fortuna, aggiungo.
p.s. No, la retribuzione non era da eccellenza... gliel'ho scritto, ops.

lunedì 26 giugno 2023

Concorsone ...

Io e la mia amica Ba abbiamo fatto un concorsone stamattina..Così almeno ci siamo fatte un giretto insieme e ci siamo salutate, abbiamo pensato, tra le altre cose 😄
Comunque, stringendo, le considerazioni post concorsone sono:
Il tizio che dettava le regole a un certo punto ha dichiarato al microfono - I VARCHI SONO CHIUSI, nessuno può più andare in bagno-
"I varchi di luce" ho subito pensato io, citando Paola e Chiara (Festival). Forse avrei dovuto concentrarmi sulle regole e sulle materie del concorsone, ma le associazioni di idee mica le puoi fermare, sono come le onde. Fondamentalmente però la questione più significativa era la pisciarola collettiva.
Con la chiusura del varco di luce, cessava la possibilità di recarsi alla toilette. Per quello pratico la disidratazione prima di affrontare avvenimenti di questo tipo.
Umanità varia: giovani, meno giovani, quelli vestiti bene, quelli che sembravano "appena scesi dal letto", molte ciabatte comode alla moda, quelle costose, o robe simili, qualche marsupio, sguardi disillusi, ansiosi o concentrati.
Il tizio seduto alla mia sinistra, prima che il varco fosse chiuso, praticava invece il pisolino pre-concorso. Occhi chiusi e braccia incrociate sullo stomaco. Non credo stesse meditando.
Uno dei motivi per cui anni e anni fa scelsi di frequentare Scienze della Comunicazione era per l'assenza della matematica, della fisica, dei calcoli, delle percentuali etc.
E che trovo oggi stampato nero su bianco? Un sacco di domande sulle percentuali e su quelle sequenze logiche del tipo "3 11 28 45 63 119...?" Che numero manca?" (Sequenza assolutamente inventata).
No non lo so, io ho fatto Scienze della Comunicazione, pensavo di aver scansato quelle cose ormai e invece... Back to the liceo scientifico. E vi dico solo che faccio ancora quell'incubo alla notte: sono all' Esame di maturità e mi chiedo"perché sono ancora qua? Percheeeé😵
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martedì 13 giugno 2023

⭐Lab. Riciclo artistico!

Riciclo Artistico

L'obiettivo è quello di creare qualcosa di ecologico (e bellissimo!) con materiale di recupero.
Ricicliamo cartoni, sacchetti di carta, tappi, bottigliette, giornali e carta solo all'apparenza da buttare,
ma utilissimi per inventare "idee sostenibili" per l'estate.

Creazioni:

Ventaglio "acchiappa aria fresca"
Sottobicchieri colorati per le granite
Sacchetti di carta con "scritte sostenibili" dove buttare le carte dei gelati.

Adoro!💘

🍉Lab. di Scrittura creativa - Summer Edition

A Padova,
dal lunedì al venerdì
dalle 9.00 alle 12.30

Per tutte le info scrivimi a: barbara.raymondi78@gmail.com



martedì 30 maggio 2023

Non c'era molto altro da dire...

🌄Non c'era molto altro da dire, con un tramonto così potevano anche stare zitti
e forse, finalmente, baciarsi.

📸 Instagram: barbara.raymondi

Laboratorio di Scrittura Creativa per bambini e Ragazzi

Laboratorio di scrittura creativa per bambini delle elementari e ragazzi delle medie,
a Padova!
✏️Per inventare e scrivere racconti liberando la fantasia...💫

Perché?

Per inventare e scrivere racconti liberando la fantasia.

Per leggerli insieme divertendosi con l'immaginazione

Il programma:

Inventare e scrivere un racconto 
Creare personaggi
Cambiare il punto di vista del narratore 
Scrivere una favola, una poesia...etc etc!

Chi sono:

Mi chiamo Barbara Raymondi,
ho una laurea in Scienze della Comunicazione,
sono un'educatrice ambientale 
e scrivo romanzi e racconti.

Dove?

A Padova, dove sono nata, zona Madonna Pellegrina.
E scrivimi per tutte le info 😊:

 barbara.raymondi78@gmail.com

Qui si fanno le cose sul serio, si inventano storielle!🤩

⭐Passate parola?💌


📸 Instagram: barbara.raymondi




⭐ Laboratorio di Scrittura Creativa per bambini e ragazzi - Summer Edition

Organizzare il Lab. di scrittura creativa è stata una delle cose più belle di quest'anno.

E quindi perché terminare a maggio?
🍉 Sarà un "centro creativo estivo"... Non ci sono alpaca, pony e latte di unicorno, piscine olimpioniche o piste da sci...
ma con la fantasia faremo di meglio!
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🌈Scrittura creativa, disegni e letture animate, 
Riciclo artistico e... un po' di compiti tutte le mattine 😊
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🌻A Padova
Dal 12 giugno
Dal lunedì al venerdì 
Dalle 9.00 alle 12.30
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🌟Il costo è di 60€ a settimana, ma se è la prima volta, o porti un'amica/amico, o hai già frequentato il lab. il costo è di 50 €. 
Il singolo incontro invece costa 30€

📫Scrivimi per tutte le info a:
barbara.raymondi78@gmail.com
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⭐Qui si fanno le cose sul serio, si inventano storielle!

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📸Instagram: barbara.raymondi




Riassuntoni!


1 Marzo '23

Mercoledì scorso durante il Laboratorio di scrittura creativa per bambini e ragazzi, a Padova, sono saltate fuori ragazze magiche, isole sperdute e vulcani che sparano fuori l'intelligenza (forse perché in giro se ne percepisce sempre meno??)

Io mi sono divertita moltissimo 😊
Passate parola?
Il martedì, il mercoledì e il giovedì pomeriggio a Padova.
Scegli il tuo giorno e scrivimi per tutte le info!

✉️barbara.raymondi78@gmail.com









6 Marzo '23

Oggi scriveremo un racconto soffermandosi sui Personaggi.

Gli eroi, gli antieroi, i buoni e i cattivi... 

Personaggi reali e fantastici.

Credo sia necessario in questo periodo storico slegare la Fantasia, liberarla  e allontanarci dal vortice dei social per qualche ora, per ritrovare il potere straordinario dell'immaginazione.



💧22 Marzo '23

 Giornata dell'acqua e delle soluzioni "Fantastiche"!

E se ricevessimo una lettera da un'amica che vive in un pianeta lontano anni luce dalla Terra che ci chiede di aiutarla perché lì l'acqua è quasi esaurita o scomparsa misteriosamente?

Le ragazze del laboratorio di scrittura creativa questa settimana avevano un compito: rispondere alla ragazzina e scriverle di aver trovato una soluzione (fantastica)!

🦈Nella prima storia viene raccontato che in quel pianeta lontano i pesci, le meduse e gli squali non vivono più dentro al mare ormai prosciugato, ma hanno iniziato a volare e questo preoccupa un bel po' gli abitanti... C'è una soluzione, suggerisce una delle scrittrici creative, ed è scritta in una antica pergamena indiana ritrovata in un baule: mischiando spezie e piante dai nomi impronunciabili di diverse parti della Terra si produrrà nuova acqua!


🚀La seconda storia invece parla del piano di un potente e misterioso "uomo cattivo", a quanto pare ha deciso di trattenere per sé tutta l'acqua del suo Pianeta, lasciando il resto della gente senza.

La scrittrice le risponde che sa che l'acqua è un bene comune dappertutto, in tutto lo spazio...

 e che finalmente sulla Terra uno scienziato ha inventato la JellyWater, una gelatina gigante ripiena di acqua, basterà spedirla con un razzo all'amica!


🐷Nella terza storia invece si denuncia un altro fatto... nel pianeta Tiktokko ormai tutti fanno video e foto, tutti devono essere bellissimi, come se vivessero in un perenne concorso di bellezza che non finisce mai. La nuova moda sono i maialini... e più sono rosa e profumati più sono fotografati. Il problema è che la gente fa troppi bagni ai maialini, usando una infinità di bagnoschiuma e di shampoo... 

Si stanno prosciugando e inquinando tutti i fiumi. La soluzione? La nostra scrittrice creativa decide di partire per il pianeta Tiktokko e di rubare tutte le vasche e tutti i telefoni con la fotocamera, a mali estremi... 😄


Il lab. questa settimana è stato illuminante, come sempre! 

Barbara



12 Aprile '23


🌷La poesia più breve?

 Una strana "m" con una "n" attaccata... 
L'ha scritta Aram Saroyan, nel 1965.
Molto minimalista e di libera interpretazione.
La poesia italiana più breve invece non è 
"M’illumino
d’immenso"
di Ungaretti, 1917, ma è
"No"
di Fortini, 1966, la sua è una presa di posizione
verso la Critica.
🌟Al Lab di scrittura creativa saremo così minimaliste? Oppure inventeremo rime su rime su rime? Ma niente cuore/amore... ! 



📸 Instagram: barbara.raymondi




10 Marzo '23

Riassuntone settimanale del Laboratorio di scrittura creativa per ragazzi:

🔑L'aula di una scuola è sempre chiusa a chiave... Cosa nasconderà? I ragazzi della prima A faranno di tutto per scoprire il mistero...🧐
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🎪Al circo vengono rapiti molti animali... E sono coinvolti ben 99 ladri! Iniziano le indagini che porteranno in un covo molto particolare 🥸 
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🍰Durante una gara di torte una donna tutta vestita di rosa versa alcune goccette da una strana boccetta sui dolci di tutti i partecipanti. Al momento dell'assaggio... 👨‍🍳
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⭐Ci siamo davvero divertiti.

Qui si inventano storielle, facciamo le cose sul serio! 😊



14 Marzo '23

Questa settimana al Lab. si scriverà una lettera o una pagina di diario
il testo quindi sarà focalizzato sul narratore interno, sull'io.
E siccome siamo creativi di solito si va a finire sulla Luna 🌙, alle giostre🎠 o su un'isola misteriosa 🌴 😄
✏️Regole del Lab:
1. Non ci sono risposte sbagliate
2. Non ci sono voti
3. Si libera la fantasia
4. Ci si diverte!
⭐A #padova, il pomeriggio 
Scrivimi per tutte le info 😊
Qui si inventano storielle, facciamo le cose sul serio🤩
Passate parola? 💫



5 Aprile '23

"Non viaggio mai senza il mio diario. Bisogna sempre avere qualcosa di sensazionale da leggere in treno."Oscar Wilde, L'importanza di chiamarsi Ernesto, 1895 
⭐Al Lab. di scrittura creativa si scriverà una pagina di diario, cosa sceglieremo questa volta??

•Segreti...🤫
•Luoghi fantastici 🦄
•Quella volta a scuola...🎒

🔒Tenevo un diario quand'ero piccola, ma la cosa più divertente era usare la forcina dei capelli per aprire il lucchetto 😄



18 Aprile '23

⛵"Le storie dei marinai sono di una semplicità assoluta, e il loro significato può stare tutto intero nel guscio di una noce.”
Joseph Conrad

🐚Questa settimana i nostri racconti saranno ambientati in mezzo al mare, dovremmo:
💡•Raggiungere un Faro che si è spento e accenderlo di nuovo
🧜‍♀️•Aiutare una sirena intrappolata in una rete, catturata da alcuni spietati pescatori 
🌊•Riportare in superficie un vecchio sottomarino che custodisce un incredibile segreto...
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📚Laboratorio di scrittura creativa per bambini e ragazzi, al pomeriggio, a Padova! 





26 Aprile '23

🐾Questa settimana le scrittrici creative hanno scovato strane impronte in mezzo al bosco. Decideranno di seguirle e...! 
E poi oggi pomeriggio
lo scopriremo insieme😊
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📚Laboratorio di scrittura creativa per bambini e ragazzi, al pomeriggio, a Padova! 
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⭐Qui si fanno le cose sul serio, si inventano storielle!




3 Maggio '23

🚪Una porta misteriosa da aprire...
Cosa si nasconde dietro? 
Un mondo magico?
Una foresta da salvare?
Un segreto spaventoso?
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🌸Oggi pomeriggio lo scopriremo con le scrittrici creative...


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⭐Qui si fanno le cose sul serio, si inventano storielle!
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🎒Io dietro alla porta misteriosa vorrei trovare uno zaino pieno di "buoni viaggio" per girare il mondo 🤩 





10 Maggio '23

✏️Una parola dopo l'altra,
tra una storiella letta e un sorso d'acqua,
tra risate e un panino con la Nutella,
tra disegni colorati e racconti sempre diversi.
Guance rosse e sguardi accesi di meraviglia.

🚀Dove ci porterà la fantasia questa settimana?

Racconto o Poesia?
Fantasia o Realtà?
Quale sarà l'incipit?
Finale chiuso o aperto?
Le scrittrici creative stanno scaldando le penne 😊

🌟La creatività è contagiosa. Trasmettila.
 Albert Einstein
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📚Laboratorio di scrittura creativa per bambini e ragazzi, al pomeriggio, a Padova.
.
⭐Qui si fanno le cose sul serio, si inventano storielle!



17 Maggio '23

✏️Ricetta esclusiva del Lab. di scrittura creativa:

Prendere un libro con la copertina carina,
Annusarlo,
Sfogliare le pagine
e sceglierne una a caso canticchiando.
Infine cercare 10 parole che ci ispirano per creare l'incipit di un racconto tutto nuovo!

Le scrittrici creative stanno scaldando le penne 😊

🌟La creatività è contagiosa. Trasmettila.
 Albert Einstein
.
📚Laboratorio di scrittura creativa per bambini e ragazzi, al pomeriggio, a Padova.
.

⭐Qui si fanno le cose sul serio, si inventano storielle!



26 Maggio '23

😎Questa settimana le scrittrici creative hanno una Missione Speciale da portare a termine: andare alla ricerca di tutte le parole scomparse dai libri: le pagine sono completamente bianche, senza storie e senza i pirati, i gatti, i maghi, le sirenette, gli esploratori, i cattivi, gli elfi, le torte, i villaggi, Babbo Natale, il mare... Etc etc

Dove saranno finite le parole?? E perché sono svanite?
Io non lo so ancora, ma lo scoprirò leggendo i racconti inventati😊

Le scrittrici creative stanno scaldando le penne 😊

🌟La creatività è contagiosa. Trasmettila.
 Albert Einstein

📚Laboratorio di scrittura creativa per bambini e ragazzi, al pomeriggio, a Padova.

⭐Qui si fanno le cose sul serio, si inventano storielle!

🍉E da giugno ci inventeremo altre storielle alla mattina!





Riciclo Artistico

L'obiettivo è quello di creare qualcosa di ecologico (e bellissimo!) con materiale di recupero.
Ricicliamo cartoni, sacchetti di carta, tappi, bottigliette, giornali e carta solo all'apparenza da buttare,
ma utilissimi per inventare "idee sostenibili" per l'estate.

Creazioni:

Ventaglio "acchiappa aria fresca"
Sottobicchieri colorati per le granite
Sacchetti di carta con "scritte sostenibili" dove buttare le carte dei gelati.

Adoro!💘

🍉Lab. di Scrittura creativa - Summer Edition

A Padova,
dal lunedì al venerdì
dalle 9.00 alle 12.30

Per tutte le info scrivimi a: barbara.raymondi78@gmail.com







🍉Lab. di scrittura creativa - Summer Edition

⭐Organizzare il Lab. di scrittura creativa è stata una delle cose più belle di quest'anno.
E quindi perché terminare a maggio?

🍉 Sarà un "centro creativo" più che un centro estivo... Non ci sono alpaca, pony e latte di unicorno, piscine olimpioniche o piste da sci...
ma con la fantasia faremo di meglio!
.
🌈Scrittura creativa, disegni e letture animate, 
Riciclo artistico e... 
un po' di compiti tutte le mattine 😊
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🌻A Padova
Dal 12 giugno
Dal lunedì al venerdì 
Dalle 9.00 alle 12.30
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🌟Il costo è di 60€ a settimana, ma se è la prima volta, o porti un'amica/amico, o hai già frequentato il lab. il costo è di 50 €. 
Il singolo incontro invece costa 30€

📫Scrivimi per tutte le info a:
barbara.raymondi78@gmail.com
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⭐Qui si fanno le cose sul serio, si inventano storielle!

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Riciclo Artistico

L'obiettivo è quello di creare qualcosa di ecologico (e bellissimo!) con materiale di recupero.
Ricicliamo cartoni, sacchetti di carta, tappi, bottigliette, giornali e carta solo all'apparenza da buttare,
ma utilissimi per inventare "idee sostenibili" per l'estate.

Creazioni:

Ventaglio "acchiappa aria fresca"
Sottobicchieri colorati per le granite
Sacchetti di carta con "scritte sostenibili" dove buttare le carte dei gelati.

Adoro!💘

🍉Lab. di Scrittura creativa - Summer Edition

A Padova,
dal lunedì al venerdì
dalle 9.00 alle 12.30

Per tutte le info scrivimi a: barbara.raymondi78@gmail.com




📸Instagram: barbara.raymondi