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lunedì 5 novembre 2018

I due protagonisti di... C'é di peggio

Violetta e Vito.
Fumano troppo, bevono abbastanza, studiano filosofia e sono cinici.
Sono migliori amici.
Lei un po' matta, possessiva, lui sempre più confuso, su tutto!
Ha detto alla mamma che studia ingegneria e che... Beh lei è convinta gli piacciano le ragazze...

lunedì 2 luglio 2018

Le ciliegie e le estati infinite

Le ciliegie le adoro perché mi ricordano le estati di quando giocavo giù in piazza fino alle 8 di sera con un sacco di amici, fino a quando le mamme ci chiamavano dai balconi perché era pronta la cena.
Mi ricordano i gelati a metà pomeriggio comprati con poche lire in tasca, quelle giuste per il gelato. 200 lire, 500 lire. Le mani appiccicose, le corse velocissime in bici, l'asfalto che bruciava sulle ginocchia sempre sbucciate.
Avevamo magliette bruttissime e non ci badavo, quasi.
Ricordo che si restava nascosti dietro le macchine e che a nascondino si contava fino a 100, ma spesso si barava.
Si suonavano i campanelli per parlare al citofono con gli amici. O si suonavano i campanelli e poi si scappava e basta.
Quelle estati là erano infinite.

E alla sera mangiavo le ciliegie.
 E sputavo i noccioli, "gli ossi", dalla terrazza
Barbara

mercoledì 13 dicembre 2017

C'è di peggio

Ho rimaneggiato un po' "C'è di peggio", il mio primo romanzo, scritto in un momento di rabbia e agitazione... dopo un periodaccio, dopo la laurea, dopo un lavoro che odiavo e che non mi faceva respirare. Quando tutto sembrava andare male che "peggio di così"...
La laurea non mi aveva aperto nessun portone, nemmeno un cancello per dire. Mi capitò solo qualche stage retribuito pochissimo, dove ero sfruttata tantissimo. Poi il classico lavoro di merda stile generazione mille euro. E quando tutto va a rotoli, il resto può solo peggiorare. Ero incazzata con tutti, con il mondo e con me stessa perché non riuscivo a reagire.
Finalmente la crisi si accorse di me e affilò la sua mannaia: tutti a casa dopo 2 anni e mezzo. Manco il panettone a Natale, perché avremmo lavorato fino al 20 dicembre, e ormai... 
Quell'anno Babbo Natale arrivò in anticipo: contratto non rinnovato! Forse non avrei mai avuto il coraggio di licenziarmi. Di sti tempi chi molla il lavoro se non ci sono alternative?
Tornai a respirare. Cosa mi sarebbe piaciuto fare? Non lo sapevo più.
Iniziai a scrivere,  chissà poi perché.

La trama ristretta di "C'è di peggio" è più o meno questa: 

Vito e Violetta sono legati da una profonda amicizia, studiano entrambi filosofia e sono un po' cinici perché immersi in una società che non sembra dargli futuro. I due amici, alle prese con avventure che di amore romantico hanno ben poco, incontreranno una fanciulla musulmana finita nei guai per colpa di una tradizione che le sta un po' stretta. Un pomeriggio d'estate le loro sorti cambieranno...


Se vi va di leggere l'anteprima dopo tutto sto discorsone ecco qui:

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/77883/c-di-peggio-2/?refresh_ce


Ciao ciao, 

Barbara

giovedì 20 aprile 2017

Uomini che aspettano le donne (fuori dai negozi)

Li riconosci perché sono fuori dai negozi, soli o in gruppetto, con il passeggino o con il telefono in mano.
Con il passeggino e con il telefono in mano, o parcheggiati lì con buste e borse. Appoggiati alle colonne o in piedi come le Guardie Svizzere, se piove o se c'è il sole... aspettano. 
Con lo sguardo vacuo, interrotto solo da un guizzo, da un brillio quando sfilano davanti ai loro occhi giovani e belle ragazze, schivandoli, magari nemmeno accorgendosi di loro. Ma almeno l'attesa sarà meno noiosa e infruttuosa se buttano l'occhio. 
Uomini che aspettano le donne fuori dai negozi.

martedì 7 marzo 2017

Nostalgia Canaglia. Trainspotting 2

Quando nel lontano 1996 vidi al cinema Trainspotting, in una sala mezza vuota e un po' sfigata, lontana anni luce dal concetto moderno di multisala multifunzionale, mi si aprì un mondo.  Il mio mondo, una differente visione della solita e concreta realtà che non riusciva a convincermi.
Che non era sfondarsi di eroina o di droghe varie!, ma un nuovo modo di descrivere sensazioni, lontano quindi dal classico borghese ideale della società  impostata.
 Restai in apnea per un'ora e mezza: esisteva dunque un'alternativa al modello che credevo di dover subire fin dai tempi della scuola dell'obbligo. Fosse anche solo guardare film alternativi o leggere libri differenti da quelli imposti dai professori in cattedra.
Sembra banale, ma all'epoca e a quell'età, era (molto) più complicato.
Cesura col passato.
Amai quel film, il mio (anti)eroe preferito divenne chiaramente Mark Renton. Così lontano dai soliti Maverick, così diverso dai bravi e noiosi ragazzini.
Dopo 20 anni esce Trainspotting 2.

martedì 21 febbraio 2017

Galleggiamo nell'attesa di... La posta dei Precari

Il romanzo Le bugie dei bravi ragazzi tratta un tema attuale, sempre più minaccioso e avvilente: il precariato e tutto ciò che di angoscioso e più o meno tragico ne può derivare.
Alcuni ragazzi mi hanno scritto per raccontarmi le loro esperienze: non possono permettersi un affitto, un mutuo o una semplice vacanza, che sembra un aspetto superficiale, frivolo, invece deve essere un diritto aspirare almeno a qualche momento di felicità.
 Si tende a sopravvivere, a portare a casa la giornata mi accorgo che il cerchio si allarga sempre più.
 Di mio tendo a sdrammatizzare, io stessa sono una precaria impenitente, l'ironia seppur amara sembra avere un qualche effetto placebo.
Galleggiamo nell'attesa di...

Ma nel frattempo:  
C'è chi a 40 anni suonati è costretto a subire umiliazioni, angherie e minacce di licenziamento. 
"Licenziamento? Ma se non sono nemmeno in regola?"
"Sì, ma ho la fila: ci sono 200 ragazzi che sbavano e aspettano solo di prendere il tuo posto. In fondo che fai? Tutti possono fare quello che fai te"
Uno o due voucher per dare una parvenza di legalità e poi lavoro in nero, di notte, a 7 euro l'ora.
"E lui ne fa di soldi, lo vedo. A me invece ne toglie di soldi, minimo un'ora a settimana. E mi dice di non stare fermo, di muovermi sempre anche se in quel momento non c'è molto da fare".
"Ti chiamo mezz'ora prima se non devi venire, tanto che cazzo devi fare?"
 Che si può fare in questi casi? Si accetta l'umiliazione per portarsi a casa qualche euro finché non si trova altro? Si fa finta di non sentire? 
"O lo  mando a fanc.lo? Ho più di 40 anni, non ne ho 15. Che faresti te? A volte non ce la faccio, mi sale un nervoso, ma non voglio rispondere sennò..."

In un altro momento storico nel quale non si sia quasi obbligati ad accettare sadici soprusi e cattiverie gratuite, o tutti i lavori che capitano, personalmente io gli avrei tirato dietro qualsiasi parolaccia mi fosse passata per la testa, senza filtri, ma se uno ha bisogno... Non lo so.


Una ragazza di 26 anni, abbastanza fresca di laurea, trova uno stage in un ufficio stampa: 250 ricchi euro al mese e 9 ore di lavoro. La responsabile spesso è assente e le mansioni sono dettate al telefono. 
"Ma io la prima settimana non lo sapevo dov'erano i fascicoli, non sapevo dove si trovavano le cartelle, i file salvati. Alcuni mumeri di telefono e mail erano sbagliate, come potevo fare? Mi dovevo inventare i numeri? Le lettere degli indirizzi?
Ma la cosa peggiore era che dovevo andare a farle la spesa, portare giù  il cane a fare la pipì e quando la faceva in ufficio dovevo asciugare io la pozza, perché sto imbecille di cane quando si emozionava la faceva ovunque. E si emozionava tre, quattro volte al giorno: quando suonavano il campanello, quando suonava il telefono, quando entrava qualcuno.
La responsabile mi chiamava anche alle 11 di sera per sapere se avevo telefonato a quella tizia o per chiedermi di passare al supermercato a comprare le scatolette per il cane, possibilmente prima di arrivare in ufficio. Ho studiato per quello? Per comprare crocchette di pollo con mais da agricoltura biologica? Costa più di quello che mangio io. Ma non è per il cane... Sono arrivata a odiare tutti lì, cane compreso. E poi dovevo fare la lecchina con le sue clienti, tutte false. Una volta ho dovuto portare giù due cani. Era così arrogante la titolare, ricca e viziata, lavorava per gioco, per sfizio, per sentirsi importante. Non era nemmeno laureata, ma si firmava con "dottoressa". E con me era sempre arrogante, ma in modo sottile, una gentilezza falsa. Mio padre mi ha chiesto di stare a casa, ero esausta, sfibrata, esaurita, ma lui è ancorato a un'epoca dove la dignità aveva ancora un senso.
Mancavano 10 giorni a fine mese quando le ho detto che avevo trovato un altro lavoro, me li ha tolti dallo "stipendio".
E ovviamente niente TFR...

La costante sembra l'umiliazione, il sopruso. Chi è avvantaggiato e chi viene sfruttato. Chi può permettersi di mandare a fanc.lo e chi invece è costretto a subire.


Barbara

p.s. Se vi va raccontatemi le vostre esperienze a:
     barbara.raymondi78@gmail.com
 

venerdì 5 agosto 2016

Le Amiche che strappano i capelli

Qualche giorno fa ho preso il caffè con due vecchie amiche, in termini di amicizia di lunga data, non nel senso di amiche vecchie. All'improvviso una delle due ha inziato a fissare la mia matassa di capelli castani. Ne ho tanti di capelli e spesso sono indisciplinati. Soprattutto il ciuffo che se non trattengo con una forcina prende un'onda strana che ricorda quella di Marion Cunningham; mentre sopra le orecchie, se non piastro a dovere e se l'umidità della Pianura Padana rema contro, due ciuffetti si librano stile Dilofosauro, quello della versione romanzata di Jurassic Park. Comunque in genere riesco a tenere tutto sotto controllo, e sennò sti c@zzi... Finchè non incontro Ryan Gosling per strada non ne faccio un dramma.
Dilofosauro nella versione romanzata di Jurassic Park
Per la privacy chiamerò le ragazze con un nome fittizio: Elisabetta e Laura. Elisabetta è più alta di me, quindi in caso si mettesse in testa di ispezionarmi la capigliatura ha pure una visuale bella nitida, panoramica.
Quel giorno non si è accontentata di fissarmi dalla sua sedia sorseggiando il caffè allungato con